Malattia di Alzheimer: Quali sono i sintomi? | Lab Care

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Anziana soffre di Alzheimer

Malattia di Alzheimer: Quali sono i Sintomi?

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Parliamo della Malattia di Alzheimer: I sintomi, il decorso

La Malattia di Alzheimer-Perusini, anche chiamata “Morbo di Alzheimer”, è una forma di demenza degenerativa invalidante. Tende a manifestarsi intorno ai 65 anni, ma può presentarsi anche prima; è caratterizzata da una perdita di memoria, che si accentua con il progressivo decorso della malattia, uno stato mentale confusionario, la perdita di coordinazione motoria, difficoltà di comunicazione ed espressione, ed una ridotta capacità di giudizio e comprensione.

La scoperta del Morbo di Alzheimer

La prima scoperta della demenza degenerativa di Alzheimer risale al 1901, merito dello psichiatra tedesco Alois Alzheimer, che diagnosticò il morbo sulla sua paziente Auguste D., donna di 51 anni. Il dottore mostrando alcuni oggetti alla sua paziente si rese conto che la stessa non era in grado di ricordare quali oggetti le erano stati mostrati; venne classificata inizialmente come “sindrome da amnesia di scrittura“. Successivamente, il medico incarico Gaetano Perusini, un neurologo italiano, la raccolta di informazioni e lo studio di altri pazienti con casi simili.

I sintomi della Malattia di Alzheimer

Quali sono i sintomi della malattia di Alzheimer?

Possiamo distinguere 3 fasi nel decorso della malattia di Alzheimer, andiamo ad analizzarle con ordine:

Fase lieve

Durante la fase lieve della malattia si presenta una leggera perdita di memoria a breve termine, disorientamento nei luoghi sconosciuti, deficit di concentrazione, difficoltà nell’esecuzione di compiti complessi e perdita di iniziativa nei confronti dei propri interessi e desideri personali. Altri disturbi come il cambiamento d’umore ed il comportamento ostile possono essere legati al disagio e l’insicurezza causati dalla consapevolezza dei propri errori e delle proprie incapacità di fronte alle necessità quotidiane.

Fase moderata

Nella fase moderata i sintomi aumentano per frequenzadurata gravità. Il paziente necessita di assistenza in molte delle attività quotidiane ed ha bisogno di uno stimolo iniziale in quasi tutte le attività che svolge; la perdita di memoria comincia ad essere grave, e al tempo stesso anche l’orientamento nello spazio-tempo comincia ad aggravarsi.
Qui di seguito alcuni segnali che possiamo riconoscere in un malato di Alzheimer oltre la fase lieve:

  • Difficoltà nel comprendere ed esprimersi
  • Difficoltà nel prendere decisioni, anche semplici, a causa della ridotta capacità di ragionamento
  • Incapacità nel prendersi cura di se stesso
  • Difficoltà nel portare a termine azioni di vario tipo, od eseguirle nella corretta sequenza logica
  • Problemi di coordinazione motoria
  • Difficoltà nell’espressione del linguaggio
Fase finale

Nella fase finale il paziente è ormai totalmente dipendente da chi si prende cura di lui. La perdita di memoria è totale, la comunicazione verbale è limitata all’utilizzo di semplici parole, arrivando infine alla perdita totale di padronanza verbale e linguistica, nonostante le reazioni emotive possono essere ancora presenti. La mobilità fisica si riduce al punto da costringerlo a letto, e spesso il decesso sopraggiunge per cause esterne, come un’altra malattia o un’infezione contratta.

come comportarsi con un malato di alzheimer?

Le attività di vita quotidiana

I fattori che influenzano le attività di vita quotidiana

Fattori Cognitivi

Il paziente ha una limitata percezione spaziale, non è in grado di portare a termine un’attività e non comprende i benefici derivanti dalla stessa. Necessita di molto tempo per completare un semplice compito ed è incapace di riferire ciò che sta avvenendo o di descrivere le sue emozioni, poiché presenta problemi di comunicazione e di espressione verbale; presenta difficoltà a seguire delle direttive o dei suggerimenti verbali, mantenendo una buona abilità ad imitare i gesti di chi si prende cura di lui. Il paziente non riesce ad esprimere i propri bisogni o le proprie necessità e non riesce ad eseguire delle attività in ordine sequenziale, come vestirsi indossando gli indumenti in ordine logico.

Fattori Fisici

È incapace di muovere, spostare o utilizzare il corpo in relazione allo spazio in cui si trova, può manifestare disfunzioni legate ad altre patologie o all’immobilità prolungata, che consegue in una rigidità del tronco e degli arti, una ridotta mobilità motoria e altre piccole forme di sintomi dolorosi.

Fattori Emozionali

Il paziente necessita dei propri spazi e della propria privacy, per evitare reazioni negative da parte di esso è opportuno evitare di metterlo in situazioni di imbarazzo o di paura, tutto ciò aumenta la difficoltà che prova l’assistito nell’eseguire i compiti o le indicazioni dell’assistente. Le stesse conseguenze si hanno quando il soggetto si sente depresso o triste, finendo per provocare in lui delle reazioni eccessive agli stimoli dell’ambiente esterno, siano esse percepite in modo eccessivo oppure immaginarie.

Fattori Ambientali

I fattori ambientali consistono nello spazio adatto per eseguire l’attività di assistenza, come ad esempio la cura della stanza in cui alloggia e le condizioni della stessa; è bene sistemare tutti gli oggetti più utili e di frequente utilizzo negli spazi vicini, cosi da facilitare i movimenti dell’assistente e del soggetto assistito. Le capacità del paziente non sono in grado di permettergli di percepire il pericolo dalle azioni che compie, pertanto bisogna evitare potenziali situazioni a rischio, limitando l’accesso a oggetti potenzialmente pericolosi per la salute di paziente e assistente.

Suggerimenti e comportamenti da adottare

Come comportarsi con un malato di Alzheimer?

Bisogna cercare di facilitare il soggetto, accertandosi che le attività proposte non provochino reazioni avverse e comprendere se c’è qualcosa che spaventa il soggetto; provare a capire se il suo comportamento agitato è sintomo di un problema fisico, come può essere l’incontinenza o qualsiasi altro disturbo di cui può soffrire il soggetto.
Evitare fonti di distrazione, come il baccano, o rumori forti e fastidiosi, separare i compiti che deve eseguire in varie fasi più semplici e consequenziali, bisogna assisterlo in maniera efficace ed incoraggiarlo ad eseguire il compito. Evitare di metterlo di fronte a situazioni con più opzioni contemporaneamente, onde metterlo in difficoltà.
Ed infine non deve mancare il buon senso ed una buona tolleranza dell’assistente che si occupa del soggetto, nel comprendere le difficoltà, limitazioni e problematiche del malato di cui si occupa, essere molto flessibili e disponibili, fare attenzione a non farlo affaticare o stressarlo eccessivamente, e permettergli di riposare quando lo necessita.

Farmaci per curare l’Alzheimer

Un nuovo farmaco in via di sperimentazione riduce le placche amiloidi nel cervello del paziente affetto generando risultati positivi

Il suo nome è Aducanumab, ed è un anticorpo monoclonale, aiuta il sistema immunitario ad eliminare le placche amiloidi e ridurre i sintomi clinici. È stato testato su 165 pazienti con Alzheimer, un gruppo ha ricevuto una infusione settimanale per via endovenosa, mentre l’altro gruppo ha ricevuto la somministrazione di un farmaco placebo. Chi ha ricevuto il farmaco ha mostrato una progressiva riduzione delle placche, denotando anche un effetto dipendenza: maggiore la dose somministrata, maggiore la riduzione delle placche.

Le placche amiloidi

Le placche amiloidi (o placche senili) rappresentano una delle caratteristiche microscopiche principali della malattia di Alzheimer. Sono formazioni extracellulari costituite da una parte centrale ed una periferica, nella parte centrale si accumula la proteina amiloide, in quella periferica si depositano detriti neuronali; le possiamo trovare nell’encefalo e nelle cortecce associative delle regioni frontali e temporo-parietali.
Per realizzare l’Aducanumab, i ricercatori della Biogen, hanno scoperto degli anticorpi umani mettendo a confronto il sangue di anziani sani con quello di pazienti malati di Alzheimer, identificando l’utilità dell’anticorpo nel distruggere le placche amiloidi; superato il test in provetta si è passati alla sperimentazione su pazienti umani.
Come detto precedentemente, dall’inizio del trattamento i pazienti hanno mostrato un rallentamento della degenerazione cognitiva, e dei sintomi clinici, legati al diretto decorso della malattia; quando siamo in presenza di Alzheimer, le placche amiloidi si formano a causa dell’accumulo della proteina neurotossica β-Amiloide, che insieme agli ammassi neurofibrillari, inducono la morte neuronale ed il decadimento cognitivo.
La malattia di Alzheimer costituisce a livello mondiale una delle demenze degenerative più importanti, con 600 mila affetti solo in Italia e ben 36,5 milioni in tutto il mondo, numeri che sono in crescita (si stima triplicheranno entro il 2050).

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2 Comments
  1. Rispondi
    Antonio

    Mi sono identificato molto nella malattia di Alzheimer.Poca memoria e mi deconcentro molto.Non prendo iniziative e non partecipo molto nelle conversazioni poche’ ho paura di sbagliare e go poca fixucia in me stesso.

    • Rispondi
      Alessio Olimpio

      Ciao Antonio, queste sono delle linee guida, per avere una diagnosi medica bisogna andare solamente dal dottore. Se hai bisogno di aiuto contattaci.

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