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Purdue Pharma si dichiara colpevole per la crisi degli oppioidi

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Purdue Pharma, un’azienda farmaceutica statunitense e produttrice del farmaco Oxycontin, si è dichiarata colpevole in tribunale riguardo il caso della “crisi degli oppioidi” negli Stati Uniti

Con crisi degli oppiodi ci si riferisce all’epidemia di abuso di farmaci a base di oppio, come Ossicodone, Metadone, Fentanyl, Idromorfone, che dagli anni ’90 ad oggi ha ucciso più di 400.000 persone solo negli Stati Uniti, accompagnando il paese in una vera e propria crisi sanitaria che va avanti da ormai 30 anni.

I reati compiuti da Purdue Pharma

I reati imputati a Purdue Pharma sono di aver ostacolato l’agenzia federale antidroga nel contrastare la diffusione della dipendenza da oppiodi, di aver fornito informazioni fuorvianti alle agenzie che effettuano i controlli, non aver fatto nulla per impedire che i suoi farmaci venissero dirottati verso il mercato nero. L’azienda è stata accusata anche di aver cercato di trarre profitto da una dipendenza che lei stessa aveva contribuito a creare.

Tasso di morte per overdose da oppioidi ogni 100.000 abitanti negli Stati Uniti, periodo 2000-2017

L’ammissione di colpa rientra nell’accordo fatto tra la famiglia Sackler, proprietaria della Purdue, e il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, che prevede una sanzione di 8 miliardi di dollari più altri 225 milioni da corrispondere al governo federale. I capitali residui della società verranno utilizzati per fondare una società pubblica che si occuperà di produrre dei farmaci che serviranno a contrastare l’epidemia da oppiodi. In cambio la famiglia Sackler non riceverà accuse penali e non verrà incarcerata.

L’origine della crisi da oppioidi

Tra le cause di origine dell’epidemia da oppiodi si riscontrano le pubblicità aggressive di questi farmaci nel periodo dei primi anni ’90, che venivano descritti come esenti da rischi, la facilità con cui venivano prescritti dai medici americani e la successiva diffusione di questi farmaci nel mercato nero, soprattutto il Fentanyl.

Fonti: Il Post

Immagine di copertina di Kendal su Unsplash.com

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